Gli strumenti del jazz di New Orleans: il BANJO
Questa presentazione era destinata a una serata pubblica. E' stata scritta per chi non sa bene cosa sia un banjo, quindi per presentazioni più tecniche o approfondite cercate sul Web, come d'altronde abbiamo fatto noi cercando di riassumere i contenuti di vari siti allestiti da gente più esperta di noi.
Conoscitori dello strumento non si meraviglino dunque se trovano qualche imprecisione nel testo. Se l'imprecisione é in effetti un'affermazione falsa saremmo loro grati se ci segnalassero l'errore.
Abbiamo aggiunto molti video di “esempio” che dovrebbero aprirsi (se il vostro sistema supporta MP4) cliccando sull'icona del video. Lì potete avviare e fermare il video oppure farlo avanzare.
Il menu (tre punti) vi permette di ingrandirlo a schermo intero (sconsigliato perché spesso si perde molta qualità) o di vederlo su un piccolo schermo (immagine nell'immagine) che potrete anche ingrandire se troppo piccolo "tirando" i lati.
Video dei primi del 900 non se ne trovano facilmente e dunque gli esempi scelti
sono prodotti dei giorni nostri e hanno spesso una cattiva qualità video e/o audio ma lo scopo é di capire di che cosa si tratta dunque anche la bravura dei musicisti non é sempre data.
La storia del banjo “in generale” parte da molto lontano ed é quindi molto imprecisa. E anche molto lunga perché intrecciata alla storia politica e sociale del paese. Non é nostra intenzione citarla per esteso e esperti in tale storia possono senz'altro contestarci date e sequenze cronologiche.
Generalmente la comparsa di questo strumento in America si associa al periodo della schiavitù nel paese e si parla, a seconda dei punti di vista, del 1700-inizio 1800. Ma la tipologia dello strumento era già presente da parecchio tempo in altre parti del mondo. Come ad esempio il Banjar arabo, introdotto in Europa con la conquista della Spagna. Anche i nomi assegnati ai vari strumenti (banza, banjaw) erano “simili” dunque il nome banjo sembra essere una ulteriore variante di questi nomi.
Una delle frasi usate per descriverlo é: “tamburello sovrastato da corde che partono da un manico fissato sul fianco del tamburello”. Inizialmente però si trattava di qualsiasi tipo di cassa di risonanza (zucche, latte, scatole, ....). "Cassa" di risonanza tipica anche in tanti altri strumenti a corda.
Lo strumento faceva parte anche della cultura africana e appunto durante gli anni della schiavitù in America (nelle ultime fasi, dove qualche libertà in più era permessa!) veniva utilizzato dagli schiavi per accompagnare work song e canti religiosi, (pratiche ammesse dai padroni). Ovviamente si trattava allora di banjos rudimentali associati ad altri strumenti di percussione
Sebbene non sia del tutto chiaro quante corde fossero applicate allo strumento, sembra che nei Minstrel Show (dopo i primi anni) venisse utilizzato prevalentemente il cinque corde (in seguito 5corde). E si attribuisce l'applicazione della quinta corda (nel 1830? - vedremo dopo i dettagli) a un certo Sweeney, bianco (qualcuno dice nero e inizialmente schiavo) che aveva imparato a suonare il banjo dai neri (già nel 1820) e aveva una propria compagnia Minstrel.
D'altra parte sembra che la 5a corda comparisse già su dipinti precedenti questa “data ufficiale”. Dunque la conferma che niente va preso per oro colato. Osservando alcune raffigurazioni di banjo antichi si nota la presenza della corda "corta" (bordone) al posto dell'attuale quarta (3 corde + il bordone lo si vede nel secondo video).
Qualcuno dunque afferma che Sweeney aggiunse la IVa corda e non la Va. Il banjo aveva già preso la forma attuale (tamburello) dopo che fu adottato dai bianchi e il numero di corde sembra fosse
di cinque inizialmente. Ma nel jazz la difficoltà di coprire tutti gli accordi richiesti, portò i chitarristi a scegliere il 6 corde, anche perché così non dovevano imparare nuove diteggiature.
Bisogna dire che un vero banjoista sei corde (come lui) non suona il banjo come se fosse una chitarra ma adotta uno stile diverso.
VARI TIPI DI BANJO
Dunque abbiamo oggi due tipi “principali” (ritenuti tali dai puristi) di banjo.
Infatti viene un po' associato alla categoria degli “ibridi” (sempre nella definizione dei puristi) che combinano le proprietà di due (o anche tre) strumenti.
Un'altra “differenza” su alcuni tipi di banjo, come si diceva prima, é la presenza o meno del “coperchio” RESONATOR applicato sul fondo del “tamburello” BODY o POT. Si definisce “open back banjo” il banjo privo di questa copertura.
In generale il coperchio é applicato con viti o ganci e si può togliere (anche per poter fare delle regolazioni al manico) trasformando quindi in “open back” qualsiasi banjo.
Alcuni produttori decoravano anche l'interno del tamburello e le parti nascoste dal coperchio per evitare che togliendo quest'ultimo si notasse la parte grezza dello strumento.
Una delle particolarità ricercate e "pagate" nei banjos vintage in particolare, sono le decorazioni dello strumento (disegni ricercati in madreperla sul manico, manici scolpiti, casse armoniche e resonator decorati, ....).
Il mercato dei "vintage", causa anche l'arrivo dei collezionisti, raggiunge a volte cifre esorbitanti, oltre i 10'000 $.
Inizialmente il banjo era un “open back” e il suono raggiungeva meglio l'orecchio del suonatore. Poi per aumentare la diffusione del suono verso l'avanti, verso il pubblico, venne aggiunto il coperchio a mo' di “altoparlante”.
Il “closed back” comparve già prima del 1870.
Il plettro la fa da padrone ma nel folk con il 5corde in particolare vengono utilizzate le dita in un modo definito Clawhammer o Frailing (infatti il pollice in particolare batte-martella su una corda mentre le altre dita “artigliano”
le altre corde con i polpastrelli oppure le colpiscono con l'unghia).
Alcuni differenziano i due nomi secondo il modo di colpire le corde ma in generale i due nomi vengono ritenuti equivalenti. A dire il vero diversi suonatori avevano il loro stile personale nel colpire le corde e così gli esperti
parlano ad esempio
di Seeger-style, di Roscoe Holcomb-style (primo e secondo video). Crediamo di non essere smentiti se affermiamo che il banjo sia, fra gli strumenti a corda, quello suonato (e accordato) nei modi più svariati.
Solo occhi e orecchie esperte possono cogliere le finezze.
Forse può essere interessante conoscere "l'invenzione" del già citato Bill Keith per facilitare alcuni effetti sul banjo. Si tratta di pegs (denominati appunto Keith-tuners o D tuners) che permettono il cambio del suono di una nota, tipico di molti brani bluegrass, allentando e tirando la corda, come si farebbe normalmente, senza perdere mai l'accordatura, grazie a un sistema di “corsa controllata” della rotazione del peg.
Oggi esiste un altro tipo di questi pegs (denominati Cheat-A-Keys) basati sulla tecnica dell'alterazione delle note con la spinta o trazione della corda fatta con le dita (pull-off o push-off).
Qui sotto due esempi: nel primo (con i Keith-tuners) possiamo apprezzare gli “effetti” tipici del cinque corde, ottenuti anche con particolari manovre delle dita. Nel secondo (con i cheat D tuners ben visibili nel loro funzionamento) scopriamo anche un Mini Banjo,
proposto in questi ultimi anni dal costruttore-”fantasista” Marvin Walker (infatti é conosciuto come Walker Mini Banjo) imitato ovviamente oggi da altri costruttori. Ma anche ai tempi del banjorine esisteva il modello "Piccolo" con il "body" di diametro ridotto !!
Per concludere questa breve escursione nel mondo del banjo
proviamo a riassumere alcuni argomenti esposti in precedenza sperando di non creare ulteriore confusione.
I numerosi tipi di banjo vedono il loro nome variare a dipendenza della lunghezza del loro manico, del numero di corde, dell'accordatura (non abbiamo approfondito perché ci sarebbe "troppo" da spiegare), parametri a volte comuni ad altri cordofoni il cui nome viene associato al termine "banjo".
Sicuramente non li abbiamo citati tutti.
L'utilizzo di "scatole" (di biscotti, di sigari e altro) é ancora attuale fra i bricoleurs-fantasisti che poi li presentano sul web. Ma in quel caso "il tamburello" che contraddistingue il banjo non c'é e lo strumento potrebbe
essere definito con qualsiasi altro nome. Il banjo Gourd (banjo fatto con un tipo particolare di zucca) invece prevede che venga asportata parte della zucca per creare un "foro" sul quale stendere la pelle.
Anche nelle "casse" esagonali o ottagonali dei banjos definiti Kentucky Mountain Banjo viene successivamente praticato il foro per stenderci la pelle. Sembra che uno dei più vecchi banjos "gourd" originale (del 1780 ca) esistenti , provenga dalla zona dei Caraibi
Esempi: vari tipi di banjo oldtime (gourd (zucca) e minstrel banjo) ricostruiti. Fretless = senza tasti. Un paio con canto. Nel secondo e quinto video un banjo "3corde + la quarta corta".
Esempi: una Work Song eseguita
da un gruppo ovviamente moderno e uno Spiritual eseguito dal "moderno" Golden Gate Quartet
L'America, sia prima della guerra secessionista (1861-65) sia dopo, ha sempre avuto fra le sue attività culturali spettacoli “teatrali” (riviste, musical, vaudeville, burlesque ..... qui citati senza ordine temporale).
Uno dei primi di questi tipi di spettacolo era denominato Minstrel Show, 1830-1870 (il primo show documentato era del 1843) dunque presente appunto ancora prima della Rivoluzione americana e fra le varie presentazioni gli ex “padroni” bianchi
scimmiottavano i neri ormai "liberati" (dicevano), tingendosi il viso di nero. Paradossalmente anche gli stessi "afroamericani" partecipavano a questi spettacoli con gli stessi ruoli (e lo stesso trucco!) dei bianchi.
Oltre che recitare e ballare (ad esempio il Cakewalk, un ballo sgraziato eseguito appunto per scimmiottare la poca eleganza dei neri – in effetti si dice inventato dai neri per deridere la goffaggine dei bianchi), queste comparse
utilizzavano anche il banjo (definito minstrel banjo) fra gli strumenti d'accompagnamento.
Esempi: Rivista musicale del 1928 - Minstrel Show - Orchestra "string" ragtime - Cakewalk "moderno" con orchestra ragtime
Tra il 1840 e il 1890 comunque il banjo lo si poteva ascoltare in tante altre manifestazioni (tornei, corse, feste). In quel periodo (1850) comparvero le prime corde di metallo.
Lo strumento faceva parte anche degli organici delle orchestre ragtime, tardo 1800 (si cita il 1867 come anno di introduzione della tastiera (frets), inizio 900 (che a volte comprendevano solo strumenti a corda).
Inoltre era uno “strumento del popolo, comunissimo nelle famiglie rurali, come lo era il mandolino per la cultura rurale delle nostre zone (mandolino che, con il violino, era comunque già ben integrato anche nella loro cultura).
Qui sotto presentiamo due signore diversamente giovani ma occorre dire che l'associazione donna-banjo (vedi anche video precedente di solo donne banjoiste) é iniziata molto presto e lo testimoniano numerose foto dell'epoca.
Esempi: donne non più giovani si esibiscono (clawhammer) al banjo e cantano.
Per questo fu prima quasi denigrato, considerato uno strumento "rozzo", dall'alta società e poi invece molto considerato quando divenne, grazie ad esecuzioni pregevoli da parte di banjoisti talentuosi, anche “strumento da salotto” (nel 19o secolo le famiglie benestanti che se lo potevano permettere, organizzavano concerti, spesso solistici, nei "salotti di casa"). Fu introdotto anche il termine “banjo parlor” (vedi dopo) associato anche a strumenti moderni.
Quindi non é uno “strumento americano” come alcuni dichiarano ma ha avuto una variegata evoluzione in America. Ad esempio un'altra via di integrazione dello strumento nella cultura americana passò attraverso la
musica folk della regione degli Appalachi (terra di immigrazione di scozzesi e irlandesi fra gli altri) che lo ha portato ad essere oggi una colonna nelle string band di Bluegrass, l'altro filone musicale dove ha preso piede
come lo ha preso nell'Early Jazz. Il terzo filone che fa pensare al banjo é la musica irlandese. Ma é uno strumento comune anche nella musica caraibica e delle Filippine. Una volta lo era nel Tango. Lo si trova nella musica Klezmer ma oggi lo si trova un po' dappertutto. Come succede ad altri strumenti non "tipici del genere" che vengono introdotti come varianti sonore.
Come si diceva, ha avuto anche il suo periodo “classico” con brani scritti apposta per lo strumento. Oggi qualcuno esegue anche musica classica con tecniche banjoistiche diverse.
Esempi: La bluegrass Band di Bill Monroe - Classica con Jens Krüger al 5corde - Buddy Watcher suona musica classica sul Plectrum 4corde.
Nel jazz fu introdotto principalmente per la sua sonorità maggiore rispetto alla chitarra (già presente ad esempio nella musica blues ma anche presente prima dell'avvento del banjo nelle prime jazz band) che in quei tempi, dove l'amplificazione non era ancora conosciuta, veniva completamente coperta dal suono degli ottoni.
Interessante a questo proposito vedere la soluzione adottata dai violinisti (anche loro nell'organico ragtime e early jazz oltre che nel folk) che suonavano il violino Stroh, dal nome dell'inventore che sostituì la cassa armonica
con una sorta di tromba.
Esempi: Violino Stroh in una Jazz Band - Una string band con due Stroh - Uno Show con "violoncelli" Stroh
Il banjoista Johnny St. Cyr (che suonava con Armstrong), suonava un sei corde.
Il sei corde aveva però un difetto di sovrapposizione di armoniche che interferivano fra di loro.
D'altra parte la quinta corda del “banjo minstrel” (già allora più corta delle altre) interferiva con la tecnica delle “pennate” (plettro) adottata anche sul banjo. L'adozione di 4 corde fu quindi reputata la migliore soluzione per alcuni
tipi di musica. In alcune foto dell'epoca si possono vedere suonatori di 5corde che hanno tolto la quinta corda rimanendo dunque con un inutile manico troppo largo.
Ovviamente vennero progettati manici più stretti per quattro corde su uno strumento delle stesse dimensioni del 5corde (22 tasti). Denominato anch'esso banjo Plectrum, come il fratello a 5corde, forse appunto per l'introduzione
dell'utilizzo del plettro.
Parallelamente, forse anche per facilitare la costruzione di accordi (con l'accordatura ancora attuale delle quinte) venne prodotto un banjo con il manico più corto: 19 tasti contro i 22 del 5corde (si cita l'anno 1907) .
Venne definito banjo tenore anche se la sue estensione di note non copre proprio la gamma tenore. Sembra però che questo quattro corde ebbe la sua fama iniziale nel Tango, in voga in America tra il 1910 e il 1920.
Ovviamente veniva chiamato Banjo Tango, denominazione che alcuni usano ancora. Alcuni tenoristi accordano le quattro corde come le prime quattro
della chitarra (Chicago tuning) così possono usare le medesime diteggiature quando scambiano lo strumento se il brano suonato esige una sonorità diversa.
Nel frattempo il banjo venne “esportato” anche in Irlanda. Proprio dal signor Sweeney (nel 1840) che suonava il cinque corde. Se oggi si crede che il “banjo irlandese” sia sempre stato il 4corde ci si sbaglia. Anche se fu sostituito
dal 4corde agli inizi del 900, alcuni “moderni” hanno utilizzato e utilizzano il 5corde.
5corde che é rimasto tale nella musica popolare americana, utilizzato anche nella country music e strumento “distintivo” nel bluegrass.
Esempio: banjo e fisarmonica nel Tango
Qualcuno afferma che esistono sì due tipi di banjo, ma la distinzione va fatta tra open-back (senza "coperchio") e resonator (cioé con il coperchio, il "bowl") detto ovviamente anche closed-back. Ne parliamo più avanti.
Il banjo FIVE STRINGS (5CORDE) "PLECTRUM" con manico di 22 tasti
Il "4CORDE" PLECTRUM con manico uguale di 22 tasti, ma ovviamente più stretto, dove manca la Va (nel video con accordatura Chicago), oppure "4 CORDE" TENORE con 19 o con 17 tasti (IRISH TENORE).
Nel 5corde un'eccezione conosciuta é il 5corde Long Neck (25 tasti) costruito per il cantante Pete Seeger (1943). Ma, vedremo dopo, esistono. allora e oggi, anche 5corde "short neck", con 19 tasti come il tenore.
Il banjo a 6 corde (BANJO CHITARRA o banjtar) viene a volte classificato nella prossima categoria.
Esempi. 5corde - 4corde plectrum (accordatura
Chicago) - Tenore - Tenore Irish - Long Neck - Parlor - 2x banjtar.
BANJO MANDOLINO E
BANJOLIN, definito bjo soprano perché accordato a una quinta superiore rispetto al tenore e con manico più corto (14-15 tasti come il mandobanjo). In effetti la differenza tra mandolin-banjo e
banjolin sta solo nel fatto che il primo ha le quattro corde doppie.
Comunemente si definiscono banjolin ambedue gli strumenti. Nel video di esempio addirittura le quattro corde del banjolin sono fissate su una paletta con otto pegs (chiavi).
Le cose si complicano però quando scopriamo che esiste
anche un 5corde con manico di 14 tasti: banjourine o banjorine che citiamo anche più sotto. C'é anche la versione 4corde ma alla fine si tratta poi del citato banjolin. I vari "nomi" dei banjos sono ancora oggi
fonte di discussione sui forum dei banjoisti e le opinioni divergono spesso.
Che dire per esempio del o della "banjola" (cassa da mandola e manico da banjo) !!
BANJO UKULELE ukebanjo-banjolele, generalmente monta corde di nylon
BANJO CELLO,
BANJO BASSO.
Oggi alcuni costruttori utilizzano i due nomi (cello e basso) per lo stesso strumento.
Il BANJORINE (o banjourine o banjeaurine) era uno dei primi banjos (1890) costruiti per orchestra, predecessore del banjo tenore, che ha una corda in meno. Era, come si diceva più sopra,
un cinque corde a manico corto (19 tasti) utilizzato nelle orchestre precedenti l'avvento del jazz. Probabilmente era utilizzato anche come "banjo parlor" (per i concerti nei "salotti") e infatti anche i "banjos parlor" prodotti oggi sono dei 5corde con 19 tasti.
Vengono pubblicizzati anche come "traveler banjo" perché meno ingombranti da trasportare. O anche "kid banjo" perché adatti anche alla statura di un bambino.
Attenzione, se si sente parlare di BANJOLINE ci si riferisce a un tipo particolare di banjtar, con cassa “da chitarra elettrica”, inventato dal musicista Eddy Peabody che citeremo ancora dopo. Sono comunque nuovamente apparsi
sul mercato banjos elettrificati a volte con la cassa da chitarra, simili al banjoline.
Esempi: Mandolin Banjo - Banjolin - Uke Banjo - Banjo Cello - Banjo Basso - Banjoline
E ancora ZITHER BANJO
(banjo cetra) introdotto in Gran Bretagna dove lo strumento era già presente dal 1870. Si tratta di un cinque corde con una tecnica costruttiva un po' diversa dai modelli americani. E originariamente le corde erano "miste" (metallo e nylon, ben visibili nel primo video) per ottenere sonorità particolari. Spesso la paletta é quella di un sei corde (6 pegs), forse perché risultava meno costoso
adottare questo sistema piuttosto che costruire una paletta da 5 pegs.
(qui presentati il primo con una paletta di 6 pegs, il secondo di 5 pegs). La quinta corda é "a scomparsa" cioé alla sua estremità superiore, al 5o tasto dove di solito viene fissato il peg laterale che la regola, "entra in una canalina"
integrata nel manico e ne fuoriesce solo all'altezza della paletta). Ma non si tratta di una prerogativa degli Zither Banjo. Alcuni dei già citati Banjorine utilizzavano questo sistema e lo utilizzano anche alcuni costruttori moderni. Lo strumento viene così definito "tunneled" banjo (Bishline o Phantom Nechville ad esempio).
BANJTAR CELLO (6 corde e body “maggiorato).
FIVE STRINGS CELLO (5 corde e body “maggiorato).
Negli esempi é interessante il paragone tra BANJO BASSO e Contrabbasso e divertente la band con il Banjo Basso
Esempi: 2x Zither Banjo - Cello Banjtar - 2 x Banjo Basso
La definizione di Irish Banjo é oggi riferita al banjo tenore short neck (manico corto, 17 tasti invece dei 19 tipici del jazz banjo) con una muta di corde più spessa che permette una accordatura più grave, tipica della sonorità irlandese.
Accordatura che permette anche melodie all'unisono con il violino. La scelta del manico corto permette anche maggior destrezza nelle dita per i minori spazi da coprire. Si dice che il “raccorciamento” a 17 fret fu introdotto dai mandolinisti nel 1920 per la maggior facilità nel passare da uno strumento all'altro.
Ma si dice anche che il 17f fu precedente al 19f. Naturalmente altri usano comunque il 19f o più raramente il 5corde. Interessante questa esecuzione di un medesimo brano con due strumenti diversi.
STILI E TECNICHE DI SUONO
Sempre parlando di 5corde e parlando di bluegrass in particolare, nel 1940 Earl Scrugg ha introdotto una tecnica a tre dita (three fingers style o appunto Scrugg-style). I plettri sono tre, “fissati” alle tre prime dita
(finger picks e thumb pick) mentre anulare e mignolo rimangono appoggiati sulla pelle per mantenere la posizione della mano.
La Va corda era usata principalmente come bordone ma a inizio anni 60 il bostoniano Bill Keith integrò anche la Va corda nelle note della melodia. Il suo stile viene definito Melodic style (o Chromatic o semplicemente Keith-Style) e
permette di suonare di tutto, anche brani tipici del jazz (nel video il brano Caravan di Ellington suonato da Keith). Lo stile 3dita sembra fosse stato inventato in effetti da un certo Don Reno, che non ebbe il tempo di renderlo pubblico perché
costretto al servizio militare. A diffonderlo ci pensò appunto Scrugg. Persa l'occasione della “paternità”, Don Reno sviluppò un altro stile “a due dita”
che é conosciuto appunto come Don Reno-style o anche two fingers style.
Anche "single string" perché (integrandolo con l'utilizzo delle tre dita) si suona una sequenza di note singole su una sola corda alternando (up-down) pollice e indice come si fa con un plettro.
Esempi: Clawhammer - 3 fingers - Caravan in stile Melodic (Bill Keith) - Don Reno
Si usa il plettro nell'Irish banjo 4corde e un carattere distintivo in questo tipo di musica é la “tripletta", portata in auge dal componente (Barney Mc Kenna che ha anche adottato, fra i primi sembra, l'accordatura GDAE) di una famosa band degli anni 60, i Dubliners.
Nel jazz si usa il plettro come nella chitarra.
Una tecnica per “bravi” banjoisti é stata introdotta già ai tempi dei Minstrel da “uno di loro” Eddy Peabody (1938), quello del banjoline.
Esempi: 2x Tripletta - Mc Kenna - The Dubliners - Peabody Style
Ma resta vera la definizione "semplicistica" che il banjo (parliamo qui di strumenti di qualità media o superiore) é un tamburello sopra il quale, prolungando la superficie di alloggio tramite un manico, sono stese delle corde.
La cassa armonica, il “tamburello” (pot) può avere dimensioni (raggi, altezza del cerchio) diversi. La “pelle” (head) tesa sul cerchio é oggi sintetica. I materiali possono essere diversi ( ad esempio mylar) e fanno la differenza nella sonorità.
Il fissaggio di questa pelle, che é diverso per ogni marca di banjo, viene ottenuto attraverso tiranti in metallo (brackets) e bulloni che facendo leva su un cerchio in metallo (tension hood) permettono la regolazione della tensione.
Il cerchio in legno (rim), visibile all'esterno, é ottenuto con vari tipi di legno (acero, ebano, noce), a volte a più strati. A questo rim viene fissato un cerchio in metallo (tone ring), a volte fusioni di metalli tra i quali anche il bronzo.
Un altro cerchio in metallo (flange) fa da “raccordo” tra il rim e il bordo del resonator.
La scelta dei legni e dei metalli che costituiscono questi cerchi fa la differenza fra la qualità e la sonorità (e il prezzo) di ciascun strumento.
Il fondo del tamburello può essere chiuso o meno con un “coperchio “ (resonator) generalmente in legno facilmente asportabile.
Il manico (neck) può essere più o meno lungo e largo. E' suddiviso in tasti (fingerboard) separati dalle barrette (frets). Manici senza frets vengono ancora montati su banjos vintage ricostruiti.
Le corde in generale sono di metallo. Ne vengono montate da quattro a otto. In alcuni tipi di banjo una corda viene fissata più corta delle altre.
Il sistema di fissaggio delle corde é quello universale delle chitarre con delle chiavi (tuning pegs) fissati su una paletta (peghead).
Per curiosità non vi proponiamo un altro video, bensì il link al produttore di banjos Gold Tone che propone una carellata fra vari tipi di strumento, presentandoli a volte anche in video.
E anche un link a un'altra ottima presentazione, curata dal banjoista Domenico Lobuono. Lo abbiamo scoperto solo dopo aver scritto il nostro testo quindi diversi concetti si ripetono, altri vengono elaborati.
Alla fine di questa carrellata anche il titolo iniziale sembra ambiguo.
Sarebbe più corretto dire: BANJO strumento "anche" del jazz.
Forse ora, chi ascoltando un'esibizione, come capita spesso alle nostre latitudini, andava dal musicista e chiedeva: "ma questo é un banjo ?", ora chiederà: "che tipo di banjo é questo ?". Grazie.
Contatto: vegabanjo@ticino.com